Comando Logistico Sud
BREVE STORIA DEL PALAZZO SALERNO
L'edificio situato sul lato sinistro di Piazza del Plebiscito, dando le spalle al Palazzo Reale, è il Palazzo Salerno, precedentemente utilizzato dal Comando della Regione Militare Sud e, dal 1° luglio 2007, sede del Comando Logistico Sud.
Il Palazzo Salerno prende il nome dal suo più illustre inquilino: il Principe Leopoldo Giovanni Giuseppe di Borbone, figlio di Ferdinando IV e Maria Carolina d'Austria, che vi abitò per circa venticinque anni. Leopoldo di Borbone fu prima Comandante del Corpo Volontari Nobili di Cavalleria, poi Comandante Generale ed Ispettore della Guardia Reale e infine Capo del Corpo di spedizione delle truppe napoletane, siciliane ed inglesi per la riconquista del regno occupato dalle truppe francesi di Gioacchino Murat. Tornato a Napoli da Vienna, dove si era recato per fidanzarsi con la quindicenne arciduchessa Maria Clementina, fu nominato Presidente del Supremo Consiglio di Guerra e si stabilì nel Palazzo tra il 1825 ed il 1826 rimanendovi sino al giorno della sua morte, avvenuta il 10 marzo del 1851.
Palazzo Salerno fu edificato nel 1775, utilizzando parte della struttura del preesistente Palazzo Croce, sede di un convento dei frati riformati. La costruzione s’inquadrava nella politica di Ferdinando IV di Borbone e del Ministro Tanucci volta a diminuire le proprietà e lo strapotere clericali nel Regno. Ferdinando di Borbone volle vicino alla sua reggia il battaglione Cadetti, un Corpo che si era distinto valorosamente nella battaglia di Velletri. Questo Corpo scelto, formato da circa 300 uomini, era stato ricostituito nel 1772 allo scopo di preparare i giovani alla carriera delle armi col grado di Ufficiale. Il re era il loro Comandante, il Colonnello svolgeva le funzioni di governatore, il Maresciallo di campo di S.M. don Francesco Pignatelli era il direttore ed il Colonnello Scalfati svolgeva l’incarico di Ispettore.
Nel 1775 questi ultimi due provvidero alla trasformazione del convento in caserma. Il Palazzo subì poi un'ulteriore mutamento nel 1791, quando ospitò prima il Ministro Acton e poi i vari Ministeri di Stato che, nel 1825, furono trasferiti al Palazzo San Giacomo, oggi sede del Municipio partenopeo.
Nel 1798 il Palazzo, per ragioni di simmetria, fu ristrutturato dall'architetto Francesco Securo che rese la facciata simile a quella del prospiciente Palazzo della Foresteria, oggi sede della Prefettura. L'ala che sopravanza fa parte invece della primitiva costruzione e conserva ancora il nome di Palazzo Croce, derivatogli dal vecchio convento che vi sorgeva e del quale resta soltanto una piccola chiesa.
Nel 1860, anno dell'Unità d'Italia e dell’annessione al Piemonte, Palazzo Salerno divenne sede del I Comando Militare Italiano, denominato Comando Generale Militare delle Province Napoletane, con a capo il Conte Generale Enrico Morozzo della Rocca. Questi ne prese possesso dopo aver debellato a Capua le truppe borboniche con il V Corpo dell'esercito piemontese e, da allora, Palazzo Salerno è stato sempre sede dei vari Comandi militari che si sono succeduti in Napoli.
Il vecchio Palazzo vicereale era sito pressappoco nello slargo tra l’odierno Palazzo Reale e il Teatro San Carlo, con un bastione che arrivava quasi all’altezza di Piazza San Ferdinando (l’attuale Piazza Trieste e Trento) e che serviva per controllare le sommosse popolari che si originavano su via Toledo.
Nel 1602, ad opera di Domenico Fontana, venne costruito il nuovo Palazzo reale che costituirà il primo lato del "largo di palazzo" (la futura Piazza del Plebiscito) che per il resto rimase indefinito. Nel 1790 la realizzazione di Palazzo Salerno rappresenterà il secondo lato del "largo". Nella Piazza vi erano ancora due conventi: la chiesa di Santa Luigia - di sbieco e obliqua rispetto al Palazzo - e la chiesa di Santa Croce a Palazzo Santo Spirito. La sistemazione davanti a Palazzo Reale era poco dignitosa e molto disordinata, il tutto reso ancor più caotico dai palazzi che si affacciavano da Pizzofalcone.
Durante le festività politiche o religiose si abbelliva il largo con una "macchina da festa", installata nell’esedra davanti al Palazzo e tradizionalmente costruita da noti personaggi dell’epoca: si va dal San Felice per arrivare fino al Moresca che fece l’ultima nel 1808.
La sistemazione della piazza a forma di esedra, già prevista da Ruffo nel 1789, fu definitivamente stabilita da Murat e portò alla distruzione dei monasteri esistenti ottenendo il raddoppio della superficie disponibile.
Nel 1809, durante le ultime demolizioni dei monasteri, Murat bandì un concorso per il progetto del "largo di Palazzo". Il tema principale era l’esedra, la cui parte centrale non doveva essere una chiesa ma un edificio "per esposizioni pubbliche" di manifatture, arti ed opere dell’industria che erano periodicamente organizzate da Murat. Si doveva pertanto trattare di un fabbricato a carattere laico che avrebbe dovuto dominare il largo.
Il concorso fu bandito nel 1809 e intitolato "foro Murat". Vi parteciparono vari architetti: Bonucci e Ambrosino, Lamperuta e De Simone che nel progetto prevedevano un’esedra, l’abate Tinseau che propose un enorme sbancamento della collina fino all’altezza del ponte di Chiaia. Sullo sfondo la scenografia si concludeva con un grandioso anfiteatro di pietra che avrebbe permesso di assistere alle varie manifestazioni. Al livello dell’anfiteatro era anche previsto un giardino, così da ottenere con gli alberi una "quinta" che avrebbe mascherato il taglio della collina e le case retrostanti. Vinsero il concorso Lamperuta e De Simone e fu iniziata la costruzione dell’esedra, la posa delle fondamenta ed il reperimento dei materiali. Nel 1815 fu completato l’edificio della foresteria (progettata da Lamperuta) e si portò avanti il colonnato.
Nel 1815, con la morte di Murat, ritornarono i Borboni e poiché il re aveva fatto un voto a San Francesco di Paola decise di far realizzare, al centro dell’esedra, una chiesa a lui dedicata. Nel 1817 il re bandì un apposito concorso e gli architetti Lamperuta e De Simone presentarono una nuova rielaborazione del progetto: l’esedra, interrotta al centro dalla facciata della chiesa, era formata da un porticato coperto da volte a botte, il tempio aveva 5 altari e lo spazio interno era animato da soffitti a cassettoni.
Il re era indeciso e chiese consiglio allo scultore Antonio Canova che sottopose la questione all’accademia di San Luca. Tutti i progetti furono respinti e ne fu proposto uno nuovo dall’architetto Pietro Bianchi.
Il progetto del Bianchi era simile a quello di Lamperuta e De Simone ma se ne differenziava per un altro tipo di tamburo e per la creazione di altre due cupole minori ai lati del pronao. Il pronao era formato da sei colonne ioniche e terminava con due pilastri. La parte interna era in stile corinzio - composito per ottenere una maggiore ricchezza decorativa. Le colonne dell’emiciclo erano in stile dorico. La chiesa fu terminata nel 1831 e nell’emiciclo furono situate due statue equestri disegnate dal Canova ed ancora oggi presenti: una rappresenta Carlo di Borbone e l’altra Ferdinando I (IV prima dell’unificazione).
Nei suoi oltre due secoli di storia Palazzo Salerno ha ospitato anche il famoso Caffè Turco che era luogo di ritrovo letterario ed artistico e, al pari del Gambrinus, aveva tavoli sulla strada ed offriva agli avventori spettacoli di varietà tra cui il famoso cabaret napoletano. Vi diedero spettacoli Adolfo Narciso, macchiettisti e comici della fama del Mongelluzzo. Durante la guerra libica del 1911 il locale fu chiamato Caffè Tripoli, e dopo la prima guerra mondiale chiuse per sempre i battenti.